a vedersi, a vederli

Ti mostro come scosto la sabbia
calda. Parlo piano a voce bassa:
il rivierasco ci guarda innocuo.

Ma quei fianchi così regolari
e stretti quasi quanto vicini
a vedersi, a vederli
si accavallano i refusi le allusioni
i lapsus, ma tu ascolti lo stesso.

A largo forse un palombaro,
lo indichi e sei per un secondo
distratto, abbastanza per sorprendere
il tuo collo, ora un nodo
di muscoli e rilievi, indurito
quasi spastico. All’improvviso
sciolgo il nodo e ti salvo
ma è solo un bacio sulla pelle
salata. Ancora due granelli
e devi andare, devo andare.

Ancora nodi, niente sale.

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Le corps morcelé

È appena scivolata, via dai polpastrelli,
l’immagine primigenia del mio corpo
frammentato – mal chiuso – non finito

mentre aspettavo che i miei tratti
dismorfici, i miei segni diacritici
la ricomponessero, ne facessero
pietra viva,

come certe luci di toni indistinti
vanno alla retina puntiformi
e la coscienza – consociante –
poi ne fa parola.

Mi è rivelato:
non mi è dato alcun posto
nei destini multipli delle mie poli-unità.

La terra è il luogo del sonno.

“La speranza è svanita per sempre, ma la vita esiste ed è innanzi a noi”

Non è ancora ai miei sensi
e già si approssima alle mie mani:
dei miei cieli fa una terra
promessa, lontana dai mali.

Poi mi riporta di nuovo in cucina
per una tisana la sera;
ma com’è sublime il pensiero di me
e te nelle braccia del padre!

Portiamoci dietro, nel letto,
in avanti il mattino,
altre promesse per il domani
che saranno terre protette
cui tender le mani.