Erano vere.

A chi suonerai la tua musica?
Le stesse dita un altro,
gli stessi tasti ma un’altra
arte, un altro corpo
che hai già scelto, hai già lì
fra le mani. sotto gli occhi.

E dire che l’odiavo tanto.
Quella musica imperfetta
che mi diceva – stai lontano!
Le note sgraziate, non come te
che ti fingevi grande,
loro erano vere, disgraziate.

Ascensione dell’artista

Le tempia rosse
e i dolci rilievi del cuoio,
vene o sorgenti
da cui nascono fiumi
per mari salati
di sudore e di sputi.

Le dita formano grovigli.

Al collo non una ne sfugge,
le dita formano tempeste
turbolenze su un petto.

Vivace la mano è ciclone.
Vivace il piede, vivace.

Viva il marmo, viva la corteccia
e le spalle, le tue, degli artisti,
di Atlante che sostiene le stelle
e le stelle che tengono gli artisti
vivi e vive le loro carni,
che aspettano inquiete
l’ascensione.

[dwell]

le sommeil interrompu

L. Fini: La toilette inutile (1964) L. Fini: La toilette inutile (1964)

(«come… un sogno», magnolia)

come cervi negli abissi allora stiamo, come in un crepuscolo, tra le alghe il muschio
così, sommersi – o dentro a un guscio-galassia (però piccino) gherigli opachi

(pulsano i globuli, ci contagiano
certe malattie
innominabili, chiocciole d’oro crepando
le nostre iridi di lupi) – e qui le vedi le

vertebre aguzze le vene oltre la
carne (che se tu guardi
è trasparente liquida quasi) – oppure è un’aurora
(un po’ liberty così, ecco, barbaglio sangue-

rame «frastaglio di palma»
che si brucia), ma siamo come
stelle se tu ti stringi e ti
stropicci (adagio) e brilli e splendi vicino a me, senza sosta vedi

così, qui ora – nell’occhio nel pozzo selvaggio e nero
tutto – demone nero-latte – («In the gloom the gold…»), e tu così scintilli
tutto e ti incendi ecco divora mio
(«…gathers…

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Neve – Michael Krüger

Poesia in Rete

Edward Hopper, Room in New York, 1932 Edward Hopper, Room in New York, 1932

C’è odore di neve,
un odore che non occorre descrivere,
niente grandi parole di meraviglia.
Onde, le ultime, tremolano sul mare,
sottili come matite, finché il ghiaccio
non le fissa e stampa in metri regolari.

Le nostre condizioni sono buone,
leggiamo il giornale, guardiamo la televisione,
osserviamo Amleto e i suoi dubbi,
amiamo Mörike e gli Impromptus di Schubert,
anche la povertà non ci lascia insensibili,
né la vicina né la lontana.

Il nostro vicino sapeva tutto del sanscrito,
adesso si è tolto la vita
perché sua moglie l’ha lasciato. Poco fa
lo vedevamo ancora in giardino occupato coi merli,
curvo come un interrogativo, gli uccelli
a saltellargli intorno come tanti puntini.

Si vive più a lungo di quel che si credeva.
Distinguiamo i concetti giusti
dagli sbagliati. Amiamo la neve
quando i sentieri sembrano i bordi
degli annunci mortuari. Tronfia
la morte…

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